Interviste sull’arte di scrivere, di Mauro Casiraghi

Mauro Casiraghi ha raccolto su Amazon una serie di Interviste sull’arte di scrivere agli scrittori Mario Desiati, Peppe Fiore, Massimiliano Governi, Anna Mittone, Rosella Postorino, Giampaolo Simi, Giordano Tedoldi, Filippo Tuena, Sandro Veronesi, Carolina Cutolo.
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https://www.facebook.com/artediscrivere

Come in un’indagine di polizia, ci sono tre sistemi per scoprire qualcosa sul rapporto di uno scrittore con la sua arte.
Il primo consiste nell’andare a caccia d’indizi tra le carte private dello scrittore. Il difetto di questo tipo d’indagine è che la si può svolgere solo postuma, quando l’autore è ormai defunto e non può chiarire i punti rimasti oscuri.
Il secondo sistema è la confessione. In un saggio, un memoir o un’autobiografia, lo scrittore, come un reo confesso, ci parla spontaneamente del suo mestiere, della gioia e fatica di scrivere, delle sue scelte artistiche. Tuttavia solo una minoranza di autori possiede questa inclinazione confessionale, e per un detective letterario curioso fino alla morbosità il quadro rimane insopportabilmente incompleto.
Entra così in scena il terzo sistema d’indagine: l’interrogatorio. Si prende uno scrittore, lo si mette a sedere in una stanza e lo si costringe con le buone o le cattive a rispondere…

Estratto dalle domande:
DOMANDA N. 8
In un documentario intitolato Incontri alla fine del mondo il regista Werner Herzog mostra un gruppo di pinguini in Antartica che attraversano una landa gelata per raggiungere il mare dove potranno nutrirsi e sopravvivere all’inverno. A un certo punto succede una cosa stranissima. Per nessun motivo apparente, uno di questi pinguini si stacca dal gruppo e si mette a correre in un’altra direzione. Abbandona i suoi simili e corre da solo verso una catena di montagne di ghiaccio, un luogo impervio e inospitale dove non c’è possibilità di trovare cibo e dove il pinguino morirà certamente. Nessuno sa perché lo faccia. Eppure sembra che abbia uno scopo ben preciso per farlo. Quando ho visto la fuga del pinguino suicida mi sono venuti in mente quegli scrittori che si staccano dal consorzio umano e vanno alla ricerca di qualcosa di inafferrabile, qualcosa che solo loro riescono a intuire, e perdono la vita nel tentativo di trovarlo.
Una lunga premessa per una breve domanda: credi esista un nesso tra letteratura e suicidio?

Foto: Mauro Casiraghi, estratti da Interviste sull'arte di scrivere http://www.amazon.it/Interviste-sullarte-di-scrivere-ebook/dp/B00E71GWLE/ref=sr_1_3?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1375640889&sr=1-3&keywords=interviste e questa la pagina facebook: https://www.facebook.com/artediscrivere Come in un’indagine di polizia, ci sono tre sistemi per scoprire qualcosa sul rapporto di uno scrittore con la sua arte. Il primo consiste nell’andare a caccia d’indizi tra le carte private dello scrittore. Il difetto di questo tipo d’indagine è che la si può svolgere solo postuma, quando l’autore è ormai defunto e non può chiarire i punti rimasti oscuri. Il secondo sistema è la confessione. In un saggio, un memoir o un’autobiografia, lo scrittore, come un reo confesso, ci parla spontaneamente del suo mestiere, della gioia e fatica di scrivere, delle sue scelte artistiche. Tuttavia solo una minoranza di autori possiede questa inclinazione confessionale, e per un detective letterario curioso fino alla morbosità il quadro rimane insopportabilmente incompleto. Entra così in scena il terzo sistema d’indagine: l’interrogatorio. Si prende uno scrittore, lo si mette a sedere in una stanza e  lo si costringe con le buone o le cattive a rispondere...  Estratto dalle domande: DOMANDA N. 8  In un documentario intitolato Incontri alla fine del mondo il regista Werner Herzog mostra un gruppo di pinguini in Antartica che attraversano una landa gelata per raggiungere il mare dove potranno nutrirsi e sopravvivere all’inverno. A un certo punto succede una cosa stranissima. Per nessun motivo apparente, uno di questi pinguini si stacca dal gruppo e si mette a correre in un’altra direzione. Abbandona i suoi simili e corre da solo verso una catena di montagne di ghiaccio, un luogo impervio e inospitale dove non c’è possibilità di trovare cibo e dove il pinguino morirà certamente. Nessuno sa perché lo faccia. Eppure sembra che abbia uno scopo ben preciso per farlo. Quando ho visto la fuga del pinguino suicida mi sono venuti in mente quegli scrittori che si staccano dal consorzio umano e vanno alla ricerca di qualcosa di inafferrabile, qualcosa che solo loro riescono a intuire, e perdono la vita nel tentativo di trovarlo.  Una lunga premessa per una breve domanda: credi esista un nesso tra letteratura e suicidio?

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